Storia del diamante

Storia

Un minerale può essere definito pietra preziosa solo se possiede alcune ben determinate caratteristiche: deve essere trasparente, sufficientemente duro e sufficientemente raro. Poiché’ il diamante soddisfa appieno tutte queste richieste, e da sempre considerato il re delle gemme. Queste sue straordinarie caratteristiche sono il motivo del particolare fascino e mistero che da sempre circonda la storia del diamante; la sua fama unita alla relativa scarsità di materiale disponibile e‘ chiaramente visibile nell’alto prezzo di vendita.
Questa particolare aurea di fascino e mistero non è una novità dei tempi modemi, ma esisteva già nei tempi antichi. Anche se non potremo mai conoscere esattamente il momento in cui si scoprì il primo diamante, sappiamo per certo che fu estratto in India, che rimase l’unica fonte disponibile fino al 18° secolo. Il diamante viene menzionato per la prima volta in un libro scoperto solo verso il 1905, da un filosofo Indiano vissuto nel 300 a.C. circa. Il libro racconta che già a quei tempi esisteva un fiorente commercio di diamanti, e che per le transazioni commerciali di questo materiale prezioso venivano pagate delle tasse.
storia del diamante
storia del diamante

 

Già a quei tempi i diamanti trasparenti e ben formati possedevano un particolare valore e tutti gli esemplari particolarmente belli, soprattutto quelli trasparenti con forma perfettamente ottaedrica, appartenevano di diritto ai regnanti e non venivano esportati, come invece accadeva per le altre pietre.
Ma quale era il vero motivo che spingeva le persone a comprare o a vendere un prodotto così costoso, che in realtà non poteva essere lavorato o utilizzato? Molto probabilmente era il fascino intrinseco che emanava da questo materiale così bello e trasparente, che stregava chiunque avesse occasione di osservarlo.
Il diamante non affascinava solo per la sua bellezza, ma anche per la sua durezza, superiore a qualsiasi altra pietra preziosa.

Miti leggende e varietà diamante

Nella storia del diamante miti e le leggende provenienti dalla Grecia antica affermano che i diamanti sono delle “schegge di stella cadute dal cielo sulla terra”. Secondo la tradizione popolare sono invece le “lacrime degli dei cadute sulla terra”. Per rendere l’idea della notevole durezza del diamante, i Greci lo chiamavano “Adamas”, l’invincibile e la parola “diamante” dei nostri giomi deriva proprio da questo termine. Nel 15° secolo si scoprì che la durezza del diamante non è la stessa in tutte le direzioni;
questa caratteristica viene definita “durezza direzionale” (o vettoriale), e significa che in alcune direzioni la durezza del materiale è leggermente inferiore n’spetto alle altre; in questo modo è possibile tagliare il diamante e trasformare una “insignificante” pietra grezza in uno splendido diamante sfaccettato, che evidenzia ancora di più le magiche caratteristiche che gli vengono attribuite. L’austriaco Friedrich Mohs (1773 — 1839) fu il primo a descrivere in maniera adeguata la durezza dei diamanti in relazione agli altri minerali; egli infatti sviluppò una scala di durezza composta da 10 livelli, all‘intemo della quale il diamante e‘ l’unico minerale che raggiunge il livello 10.
Dopo il diamante c’e‘ il corindone (livello 9) con le varietà rubino e zaffiro. Nel 1897 venne sperimentato un nuovo metodo che misurava la quantità di materiale asportato da un diamante, nel tempo necessario a consumare una determinata quantità di materiale abrasivo. Questo metodo diede risultati sorprendenti, perche’ permise di calcolare che, sebbene il diamante si trovi solo un livello sopra la pietra successiva (il corindone), presenta una durezza 140 volte superiore al corindone.
Questa differenza corrisponde a quella che esiste tra il minerale di livello 1 e il minerale di livello 9. Quello che credevano gh’ antichi Greci era dunque giusto: il diamante possiede una durezza eccezionale e attualmente è la sostanza più dura conosciuta in natura.
Tra i personaggi legati alla storia del diamante uno dei più famosi è senza dubbio J canBaptiste Tavernier, un curioso ed intrepido commerciante francese del 17° secolo che fu il’ primo europeo a ricevere il permesso ufficiale di visitare le miniere indiane di diamanti.
Nei suoi diari Tavemier racconta anche di una particolare giornata del 1645; quel giomo si trovava nei pressi di Golconda (adesso Hyderabad) in India, una citta‘ talmente famosa per le sue pietre preziose che il suo nome era considerato sinonimo di ricchezza. Dall’alto di una collina Tavemier poteva facilmente vedere le miniere Colour; nelle sue descrizioni si percepisce chiaramente la sua meraviglia, dato che era in grado di vedere più di 60.000 lavoratori di tutte le eta‘ che nel caldo sole indiano scavavano alla ricerca di diamanti, controllati da sorveglianti che non esitavano ad utilizzare le fruste. Nei suoi diari di viaggio Tavernier descrive in maniera molto det- tagliata anche numerosi diamanti di grandi dimensioni, e proprio dai racconti descritti in questi diari sono probabilmente nate molte delle leggende dei nostri giomi. Il seguente racconto non proviene dai suoi diari, ma Tavemier stesso gioca un ruolo molto importante in quella che è probabilmente la storia di diamanti più conosciuta al mondo; questa terribile avventura parla del diamante “Hope”.
Secondo la leggenda, durante uno dei suoi viaggi in India, Jean-Baptiste Tavernier ruba il prezioso diamante blu incastonato nell‘occhio della statua del dio lndù RamaSita. Il dio, molto arrabbiato, riversa tutta la sua ira sulla pietra e la rende maledetta. La maledizione comincia subito a mietere vittime: poco dopo avere venduto la pietra blu a Re Luigi XIV, Tavemier muore in povertà ed in tragiche circostanze. Il re indossa la corona che contiene la pietra blu maledetta solo una volta e poi muore di varicella. Poco tempo dopo la pietra viene rubata dal tesoro reale per essere ritrovata solo nel 1830 a Londra.
Il banchiere Henry Thomas Hope (dal quale il diamante prende il nome). affascinato dal diamante, lo acquista per una cifra enorme; pochi anni dopo in circostanze non del tutto chiarite, l’intera famiglia Hope muore.
La pietra entra poi in possesso di un principe dell’Europa dell’Est che lo regala alla sua ballerina preferita. Poche ore dopo averle regalato la pietra, il principe ha un attacco di gelosia e spara alla ballerina, uccidendola.
A questo punto il diamante Hope viene acquistato da un commerciante greco che lo rivende subito. Poco tempo dopo lo stesso commerciante ha un incidente d’auto e precipita da una collina, uccidendo assieme a lui anche la moglie e i suoi bambini. Il proprietario successivo, il sultano turco Abdul Hamid 11, viene deposto da una sommossa guidata dai suoi ufficiali pochi mesi dopo avere acquistato la pietra. Il magnate amencano Edward McLean acquista il diamante nel 1911 ed un anno dopo lo porta con se a bordo del Titam’c; la figlia di McLean muore qualche tempo dopo per overdose di sonniferi. L’ultimo acqu1r’ente e‘ stato il gioielliere americano Harry Winston che, viste le sorti dei precedenti proprietari, decide di metterla a disposizione del pubblico. Il prudente gioielliere regala il famoso diamante blu da 45.52 carati allo Smithsonian Institute di Washington, dove è tuttora esposto e a disposizione di chiunque lo voglia ammirare. Ovviamente queste storie potrebbero non essere completamente vere, ma sicuramente aggiungono fascino e mistero al prezioso materiale. Queste leggende hanno anche contribuito a rendere il diamante uno dei minerali più ricercati della terra.